Cenni Storici - Museo Vescia

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Cenni Storici

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Dal contatto diretto e dalle relazioni d’amicizia che Enzo Larry Vescia intrattenne con alcuni nativi si originò una collezione arricchita con gli anni, la pazienza ed i viaggi.

Il passaggio, da collezione privata a museo, avviene dunque nel 1989 quando, alla morte di Vescia, la moglie Marie Reine Dupont, compagna nei lunghi soggiorni e nelle ricerche appassionate, decide di donare la collezione al comune di Cuveglio e sancire così un altro legame di Larry, quello con la terra valcuviana, terra dell’infanzia e dei suoi ultimi anni di vita. La sede ha ricevuto anche delle importanti visite da parte delle attuali comunità discendenti della cultura indigena dei luoghi visitati e testimoniati da Enzo Vescia.


" Oh Grande Spirito, la cui voce ascolto nel vento,
il cui respiro dà vita a tutte le cose.
Ascoltami; io ho bisogno della tua forza e della tua saggezza,
lasciami camminare nella bellezza,
e fa che i miei occhi sempre guardino il rosso e purpureo tramonto.
Fa che le mie mani rispettino la natura
in ogni sua forma e che le mie orecchie rapidamente ascoltino la tua voce.
Fa che sia saggio e che possa capire le cose che hai pensato per il mio popolo.
Aiutami a rimanere calmo e forte di fronte a
tutti quelli che verranno contro di me.
Lasciami imparare le lezioni che hai nascosto in ogni foglia ed in ogni roccia.
Aiutami a trovare azioni e pensieri puri per poter aiutare gli altri.
Aiutami a trovare la compassione
senza la opprimente contemplazione di me stesso".
Preghiera per il Grande Spirito


Quando Lorenzo Vescia percose le terre del Sud Ovest Americano avviò la sua raccolta durante alcune trasferte di specializzazione professionale, come chirurgo, negli Stati Uniti di America. Le trasferte rapidamente si trasformarono in lunghi e intensi soggiorni mossi ed ispirati da un istintivo anelito verso terre sconfinate abitate da un indomito senso di libertà.

L'amore per queste terre dagli orizzonti senza fine e dai canyon rossi portò rapidamente Vescia a scoprire l'identità della cultura indiana del luogo, all'epoca dei primi viaggi suoi già irrimediabilmente compromessa.

La collezione di reperti, oggi a disposizione del pubblico ebbe luogo dal contatto diretto e dalle relazioni di amicizia che Vescia intrattenne con alcuni nativi. Da questi viaggi si originò una collezione arricchita con gli anni, la passione, la pazienza ed i viaggi.

Il passaggio, da collezione privata a museo, avviene dunque nel 1989 quando, alla morte di Vescia, la moglie Marie Reine Dupont, compagna nei lunghi soggiorni e nelle ricerche appassionate, decide di donare la collezione al comune di Cuveglio e sancire così un altro legame di "Larry" Vescia, quello con la terra valcuviana, terra dell'infanzia e degli ultimi anni di vita.


Sede del museo è l'ex-asilo infantile di Cavona su cui si è lasciata l'antica scritta Asilo Infantile, a conferma di un desiderio reciproco da parte del museo e degli abitanti del paese di integrazione di questa collezione-dono con il tessuto storico del paese.



I Navajos (aggiornamento 2016): Oggi si parla della rinascita di una nazione


Dopo un secolo di persecuzione il ruolo dei Navajo è mutato notevolmente e oggi si parla di loro come "uomini di medicina", costituiscono rock band e la cultura Navajo rappresenta attualmente un viaggio tra modernità e tradizione.


Nella seconda guerra mondiale i Navajo furono reclutati per trasmettere messaggi segreti con un codice basato sulla loro lingua che non fu mai scoperto. Al tempo stesso la parte tradizionale della loro cultura rimane nel deserto di Arizona allevando percore e cavalli.


Un po' di storia

Dopo che nell'800 hanno subito la deportazione., i tempi si sono evoluti e oggi amministrano la loro "nazione": un territorio semi-autonomo di 71 mila km quadrati tra Arizona, Utah e New Mexico.


In questa area vive gran parte dei più di 300.000 Navajo. Discendenti degli Athabascan, cacciatori giunti in Alaska e Canada dall'Asia circa 12mila anni fa, i Navajo si stabilirono nella regione del sud-ovest intorno al 1300. Qui vennero in contatto con popoli di agricoltori, i Pueblos, da cui appresero tecniche di tesitura e di coltivazione.


Arrivò dopo il momento degli allevamenti di pecore e capre, ma anche cavalli portati dai coloni spagnoli.


A metà dell'800 sono iniziati gli scontri con l'esercito USA arrivando alla distruzione delle loro coltivazioni per portare i Navajo alla fame e con la deportazione nella riserva di Bosque Redondo, nel New Mexico. Nel 1968 fu firmato un trattato che permise il ritorno nei loro territori e in quel momento è stata fondata la Scuola Superiore Diné College, il primo college in una loro riserva. L'area geografica all'inizio fu chiamata "Riserva Indiana Navajo", e ampliata e dal 1969 il suo nome ufficiale divenne "Nazione Navajo".




Oggi, quindi, per i più di 300.000 Navajo il compito è amministrare il loro territorio e la sfida rimane preservare la tradizione. I Navajo si impegnano a trasmettere di generazione in generazione la loro conoscenza, attività che continua oggi non solo col trasferimento ai discendenti ma anche nella crescita dell'interessamento per la loro filosofia di vita, da parte delle culture moderne, per via del loro profondo coinvolgimento e immersione con la natura ed essenza stessa dell'essere di un Navajo.


The American Southwest Museum di Cavona accompagnerà ogni visitatore in un viaggio alla scoperta di questa vera essenza Navajo di integrazione tra universo e uomo, nello spirito della cultura indiana e di quelli indomiti luoghi fatti di terra, passione, vita e sapienza di cui si innamorò il nostro Lorenzo Vescia.

 
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